Figlio invalido al 100 per cento: danno morale per la madre

Per calcolare l’indennizzo economico è necessari fare riferimento al momento in cui si verifica l’evento dannoso

Figlio invalido al 100 per cento: danno morale per la madre

Il danno morale, quale sofferenza interiore patita dal soggetto leso, si realizza nel momento stesso in cui l’evento dannoso si verifica, di modo che la sua liquidazione dev’essere effettuata con riferimento a tale momento, senza che assuma rilievo la durata del periodo di residua sopravvivenza della vittima, come invece accade con riferimento alle ripercussioni afferenti alla sfera dinamico-relazionale del soggetto, naturalmente suscettibili di proiezione futura in rapporto alla sua effettiva permanenza in vita. Questo il principio applicato dai giudici (ordinanza numero 28715 del 7 novembre 2024 della Cassazione), chiamati a prendere in esame l’istanza risarcitoria avanzata da una donna per i danni morali subiti a seguito del grave incidente stradale di cui è rimasto vittima il figlio, quasi 40enne, il quale ha riportato una invalidità del 100 per cento. Dai magistrati arriva, poi, un’ulteriore precisazione: in materia di danno non patrimoniale da perdita o da stravolgimento del rapporto parentale, la liquidazione deve considerare distintamente le due componenti del pregiudizio, ossia il danno morale, quale sofferenza interiore che si realizza istantaneamente al momento dell'evento lesivo e va liquidato con riferimento a tale momento, e il danno dinamico-relazionale, suscettibile di proiezione futura e quindi influenzato dalla durata effettiva della vita del soggetto danneggiato. E su quest’ultimo punto va tenuto presente, precisano i giudici, che la morte prematura del soggetto danneggiato può incidere sulla quantificazione della sola componente dinamico-relazionale, ma non su quella morale. Tornando ai dettagli della vicenda, per i giudici l’ipotesi dell’invalidità al 100 per cento del figlio, ridotto in stato sostanzialmente vegetativo, ha determinato per la madre un danno non patrimoniale ancor più grave (almeno sotto il profilo cosiddetto dinamico-relazionale) di quello della morte del figlio.

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