La Cassazione tutela un’aspirante estetista
Le persone che stanno imparando un mestiere in un corso professionale ora hanno maggiore protezione legale. Se ci fossero problemi con l'ente che organizza il corso, queste persone dovrebbero essere considerate come "consumatori" anziché "professionisti" perché non hanno ancora conseguito la qualifica relativa

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un aspirante estetista contro la decisione del Tribunale: nel caso, una società pretendeva di ricevere le rate, non pagate, dopo che l'aspirante estetista aveva sospeso il corso senza completarlo. La donna ha difeso la propria posizione affermando che le clausole del contratto erano ingiuste poiché permettevano alla società di interrompere il contratto senza alcuna motivazione, richiedendo comunque il pagamento delle rate mancanti indipendentemente dal motivo dell'interruzione. Inoltre, l'aspirante estetista ha sottolineato che non poteva più frequentare il corso a causa di impegni familiari.
Dopo il ricorso presentato dall'aspirante estetista, la Corte ha sostenuto che al momento della firma del contratto, la donna non era ancora una professionista e quindi agiva come consumatrice, non come professionista ed ha evidenziato che la stessa stava cercando di acquisire una professione e diventare una professionista in futuro, ma non lo era ancora nel momento in cui ha firmato il contratto.
La Corte ha ricordato, quindi, che il concetto di consumatore si riferisce a una persona che agisce al di fuori di un'attività imprenditoriale o commerciale. Al momento della firma del contratto, l'aspirante non stava svolgendo alcuna attività simile, ma stava mirando a svolgerne una in futuro. (Cass. civ., sez. III, ord., 26 marzo 2024, n. 8120).