I criteri per il risarcimento danni in caso di violazione della riservatezza

La Cassazione ha spiegato le condizioni e i criteri per ottenere un risarcimento per la violazione del diritto alla riservatezza

I criteri per il risarcimento danni in caso di violazione della riservatezza

Tizia, che aveva richiesto un rimborso per spese sanitarie legate a un trattamento per concepire un figlio con PMA, si è vista pubblicare sul sito online di un ente sanitario dati sensibili che includevano informazioni personali, patologie, trattamenti e coordinate bancarie. Lei e suo marito Caio hanno lamentato una violazione dei loro diritti. Hanno quindi fatto causa all'ente sanitario per ottenere un risarcimento di 150.000 euro, ma il Tribunale ha solo concesso loro 10.000 euro, interessi e spese. L'ente ha sottolineato che aveva oscurato le informazioni entro 24 ore e che la lesione della riservatezza andava provata in tribunale, non poteva essere data per scontata.

Non soddisfatti, Tizia e Caio hanno fatto ricorso in Cassazione, ma il loro ricorso è stato respinto. La Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale, spiegando che il risarcimento per il danno morale deve essere specificamente allegato e dimostrato, senza poter essere stabilito in maniera standardizzata. La liquidazione del danno morale deve essere equa e proporzionata al caso specifico, secondo criteri che il giudice deve considerare in modo adeguato.

In sostanza, la Cassazione ha sottolineato che il Tribunale di Cosenza ha correttamente applicato i principi relativi al risarcimento del danno morale, decidendo in modo equo e proporzionato basandosi sulle prove acquisite. (Cass. civ., sez. III, ord., 16 aprile 2024, n. 10155).

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